Interviste

A proposito di comunicazione, innovazione e social network con Erika De Bortoli

Ben tornati alle interviste a professionisti ed esperti che caratterizzano il settore Job, con consigli per i giovani che vogliano approcciarsi a nuove professioni, cercando di capirne le caratteristiche chiave ed i possibili sbocchi a livello professionale e per la crescita personale.
Abbiamo incontrato Erika De Bortoli, che ha scelto di condividere con noi esperienze in ambito lavorativo e ricordi personali, illustrando le soddisfazioni, i successi (ma anche le difficoltà e gli ostacoli) del proprio percorso. Ma andiamo per ordine.

1. Identikit: Nome, Cognome, settore di competenza, corsi, progetti, blog,siti ecc.

Erika De Bortoli. Settori di competenza: giornalismo, organizzazione eventi e comunicazione digitale. Collaboro con enti di formazione e aziende del triveneto. Insegnare aiuta a mettere ordine e a fare un bilancio delle proprie competenze. Lavorare in azienda aiuta a maturare esperienze senza le quali l’insegnamento sarebbe mera teoria che poco giova a chi dovrà lavorare a sua volta.

Per puro diletto curo un blog di enogastronomia www.erikadebortoli.com

Dispongo poi di un sito per i servizi che offro: www.formazione.erikadebortoli.com

Progetti: al momento seguo, lato comunicazione, lo sviluppo di un software per la creazione di video interattivi (Videovivo). I prossimi giorni incontrerò altri attori per altri progetti. A fine ottobre saprò già dire di più.

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2. Come mai la scelta di metterti in proprio? Come sei arrivata a definire il tuo ambito di competenze?

Desideravo poter crescere più rapidamente, a livello di competenze, ruolo e soddisfazione economica. Non sempre il lavoro dipendente consente tutto questo o non rapidamente. Con questo non voglio dire che da dipendenti non si impari nulla. Anzi, si impara molto perché si è costretti a cimentarsi con criticità che altrimenti non si affronterebbero (o si eviterebbero). Lavorare per altri è formativo. Soltanto, spesso, si hanno meno occasioni di confrontarsi con realtà esterne e seguire corsi di formazione. Si ha meno tempo per studiare, viaggiare e partecipare a workshop ed eventi. Tutte cose che desideravo fare.

Spesso, poi, il lavoro dipendente è “impersonale”. Si richiede alla persona di seguire determinati progetti o applicare determinate competenze, ma non di mettersi in gioco in modo più completo e dare un contributo personale e creativo.

Il più delle volte non si può fare ciò che piace o tutto ciò che piace. Ci si deve limitare a un ruolo soltanto. Questo perché effettivamente, in quel momento, solo alcune capacità sono funzionali agli obiettivi aziendali. Diciamo che è difficile che un’azienda consenta alle persone di spaziare tra i loro interessi o di essere una figura diversa in momenti diversi. Certo più cose si sanno, più queste possono tornare utili a un’azienda, ma ci sono ovvi limiti organizzativi.

Per quanto mi riguarda ho scelto la libera professione per spaziare tra i miei interessi. Sono una persona curiosa e dunque mi piace cambiare settore e progetto e acquisire competenze sempre nuove. Questo da dipendete non mi è stato possibile e dunque ho deciso di fare da sola.

3. Com’è il rapporto con i corsisti? Che cosa insegni loro?

Al momento tengo corsi su blogging e social media. Cerco di trasmettere loro la mia curiosità e la mia intraprendenza. Al di là delle nozioni è lo spirito che conta. Grinta, coraggio, entusiasmo. Grinta vuol dire non arrendersi mai. Coraggio vuol dire rischiare direzioni e modi nuovi. Entusiasmo vuol dire fare tutto questo con positività.

La motivazione è fondamentale per trovare lavoro, per viverlo bene, per crescere nel tempo. Ai corsi trovo per lo più persone motivate, curiose, schiette, a volte un po’ preoccupate per il loro futuro o con scarsa fiducia in se stesse. Il più possibile cerco di essere molto pratica spingendoli a pensare che quanto stanno acquisendo non è astratto, ma dovrà essere applicato.

4. Quali pensi possano essere le chiavi di successo per chi volesse intraprendere un percorso simile? Quali gli ostacoli?

In parte ho rispondo con la domanda precedente. Occorrono passione, motivazione, fiducia in se stessi. Studiare, passare molto tempo al pc/mac. “Smanettare”, leggere, partecipare a corsi ed eventi, costruire relazioni, farsi conoscere nel proprio network di pertinenza, online e offline. Tutto questo non pesa se sei appassionato di un determinato settore.

Avere personalità, essere originali, ma non in modo teatrale o inconsistente. Essere se stessi, essere onesti. I social sono strumenti. Se non hai esperienze e contenuti da metterci non sono che “bronzi risonanti”, per usare un’espressione biblica. Dunque preoccuparsi di essere è fondamentale. Formarsi, vivere fuori dal web, leggere altro, chiedersi il perché delle cose, avere il coraggio delle proprie opinioni, disporre di un proprio punto di vista, maturare un propria identità consapevole. Che non vuol dire essere superbi. Vuol dire solo conoscersi, volersi bene e dare sempre qualcosa di nuovo a se stessi. Rimettersi in discussione, imparare da altri. Non fermarsi ai dati acquisiti.

Per me il lavoro è e deve essere parte di un percorso più ampio di crescita personale. Devo sentirmi in linea con me stessa. Se così è, nel lavoro non sono che me stessa e allora è tutto più facile.

Ostacoli: ad esempio la famiglia che non sempre capisce le tue scelte. Lavorare in proprio di questi tempi… Se vuoi qualcosa devi crederci fermamente, da solo, contro tutti, contro chi ami se occorre. Personalmente, a un certo punto, ho capito che essere me stessa, anche nel lavoro, era fondamentale, irrinunciabile. Ci sono momenti in cui c’è poco lavoro, in cui ricevi solo dei no, in cui sembra che tutto vada male. Devi resistere. Devi continuare a credere anche in quei momenti che quella intrapresa è la strada giusta.

Conta anche incontrare persone che credano in te. Io ringrazierò per sempre Fabio Malamocco. E’ per merito suo se ho intrapreso la strada che mi ha portato fin qui. Mi ha fatto pensare di poter dare qualcosa alle persone tramite il web. Così come ringrazierò sempre il pre-incubatore e spazio di co-working On-Space di Padova, che ha rappresentato la base logistica dalla quale partire per costruirmi una professionalità.

Ero molto diffidente e riservata due anni fa, temevo il web e l’espormi pubblicamente mi togliessero qualcosa e invece mi è stato dato così tanto. Certo anche il silenzio, l’offline e la concretezza sono fondamentali. Come anche tutelare la propria sfera privata: famiglia, sentimenti.

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5. Ho sentito parlare di Digital Spritz. Che cosa sono e come funzionano? Chi vi partecipa?

Si è trattato di tre aperitivi, organizzati a Padova, presso il Pedrocchi con Metropolis Adv di Loretta Freguglia e Francesca Trevisi. Il Galileo Innovactors Festival ci ha fatto l’onore di inserire i nostri appuntamenti nel loro programma. Durante tali aperitivi il pubblico ha avuto modo di brindare con protagonisti dell’Innovazione a vario titolo: agroalimentare, digitale, gestionale.

Nella cornice del Festival ci sono state anche tre cene “A cena con l’Innovazione” presso il Ristorante ai Navigli. Anche in tal caso si cenava con scienziati e docenti universitari che, sulla scia dei dialoghi galileiani, si confrontavano tra loro su innovazione urbanistica, sociale e scientifica. Non enumero gli ospiti solo per non far torto a qualcuno e perché erano davvero molti.

6. Qual è il rapporto tra innovazione, comunicazione e marketing?

Una cosa è fare marketing e comunicazione in modo innovativo, una cosa è -se e come- chi fa innovazione, comunichi. Su entrambi i fronti c’è solo molto da lavorare e a testa bassa. In Italia intendo.

Ad ogni modo, come per tutte le cose, comunicarle e farlo nel modo corretto è fondamentale altrimenti ciò che accade a chi giova? Butto lì una bizzarria… In Italia dovremo inserire una nuova materia scolastica: la creatività. Una o due ore a settimana su case histories, best practices, tecniche creative mediate da ambiti umanistici o scientifici, poco importa. L’importante è educare a spingere lo sguardo oltre ciò che esiste già.

7. Quale pensi possa essere il ruolo dei social oggi?

Credo i social consentano sostanzialmente:

1. la creazione di communities

2. il monitoraggio di trend

3. lo scambio di conoscenza/informazioni

4. la riduzione delle distanze comunicative e relazionali

5. un canale di business

6. divulgazione di iniziative

7. una banca dati di cui si stanno sviscerando le potenzialità

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8. Qual è la chiave di successo per approcciarsi in maniera efficace e credibile a questi ambiti (e magari farne un mestiere)?

Anche qui torno a risposte precedenti. Occorre disporre di contenuti. Di una personalità riconoscibile. Di interessi forti. Occorre padroneggiare un linguaggio. Essere onesti e preparati. Studiare quotidianamente. Studiare moltissimo. Almeno io… Occorre individuare un proprio spazio, delimitarlo a suon di gruppi, contenuti, parole chiave. Ci vogliono tempo, costanza, resistenza, obiettivi e fiducia.

9. Si parla spesso di giovani. Tu come li vedi? Cosa pensi che possano esprimere e quali differenze noti rispetto all’idea generale che se ne ha?

Li vedo veloci, ma spesso distratti, sfiduciati forse. Troppi stimoli, mancanza di obiettivi e strategie, pur avendo tutti i mezzi materiali e cognitivi per realizzare tantissimo. Li vedo anche creativi spesso, ma poco concreti. Credo vadano guidati a mettere a frutto le loro potenzialità, ad avere fiducia in se stessi e negli altri. Forse semplicemente insegnando loro a portare a termine una cosa alla volta. E restituendo loro un po’ di fiducia nel futuro a dispetto di un presente che sembra andare a rotoli. Le cose diventeranno come le faremo diventare. Ovvero dobbiamo credere tutti che il futuro possa essere migliore del presente se vogliamo che lo sia.

10. Pensi che al di là dell’aspetto aziendale e professionale possa essere utile mostrare qualcosa di sé e crearsi un percorso coerente con le proprie caratteristiche? Quali valori ti guidano nelle scelte personali e professionali?

Io ho un unico grande sogno. Un sogno forte e chiaro che mi guida da 15 anni. Ha a che vedere con un essere, non con un avere. E dunque con qualcosa che poi resterà sempre parte di me. A momenti l’ho visto meno realizzabile, a momenti ci ho creduto di più. Ora ci credo moltissimo. All’inizio è più facile scoraggiarsi, poi quando si vede che tenere una direzione premia, allora si diventa fortissimi.

Più in generale, come ho detto precedentemente, preferisco parlare di crescita personale, ove quella professionale non ne è che una parte. Ogni scelta professionale dunque è funzionale a una crescita in termini più ampi. Assimilare tutto entro un unico percorso aiuta a essere meno in conflitto, meno dispersivi, più coerenti e dunque più “allineati” con se stessi e sereni. Non è stato subito così, non mi è stato subito chiaro cosa e come fare. L’ho capito poco a poco. Ora mi è tutto chiaro e dunque non mi resta che agire il più possibile e il più rapidamente possibile nella mia direzione. Questione di vision per così dire. Mi piace il verbo “pre-figurare”, ovvero avere una visione chiara di chi si vuole essere, pre-figurarsi, iniziare ad essere chi si sa di poter e voler essere. Pare ci sia una forzatura in questo, ma non è proprio così. A volte dentro ci immaginiamo migliori, e allora perché non tentare di esserlo?

Non so se il mio percorso sia coerente con le mie caratteristiche, molto più che una volta sicuramente. Per un po’ ho vagato nel buio… 🙂 Sarà che le mie caratteristiche devo ancora metterle a fuoco del tutto e dunque al momento non ti so rispondere in modo migliore… Certo penso che, se sei in linea con te stesso, è tutto meno faticoso.

Valori… Non vorrei risponderti in modo retorico, superficiale e riduttivo. Rimando la risposta al momento in cui ne troverò una di sensata. Mi limito a riprendere due frasi a me care: “Rem tene, verba sequentur” e “Bisogna aver molto vissuto per scrivere un solo verso”.

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11. Vorrei chiudere con una tua considerazione personale che possa dare un po’ di positività ed entusiasmo per chi sta studiando o investendo nel proprio futuro. Quali cambiamenti vedi in atto nelle piccole realtà locali? Ci sono spazi per i giovani e le nuove idee?

Io vedo che c’è tutto lo spazio che vogliamo se lo creiamo. Dobbiamo abbandonare l’idea che le cose ci vengano date, dobbiamo riscoprire la bellezza di essere noi a progettarle e realizzarle. Il futuro è fatto di progetti dettati dalla nostra intraprendenza e fantasia. Provo a spiegarmi meglio: un progetto è qualcosa che prima non c’era, ma che quando c’è dà lavoro e anche proventi economici, per il suo valore. Dunque più che cercare lavoro, concentriamoci sull’elaborazione di progetti che generino valore ex novo.

Quando ero bambina era normale. Prendere elementi dati e ricombinarli. Perché non tutto si poteva raggiungere o acquistare, per ragioni logistiche o economiche. Oggi forse è più difficile. Bambini e adolescenti usano la tecnologia in modo creativo (ad esempio modificando immagini e video o quant’altro con innumerevoli app), ma più spesso la subiscono, si limitano a usufruirne.

Ad ogni modo, in sintesi, inviterei i giovani a essere creativi, a esserlo nel loro contesto, a chiedersi cosa non funziona e perché e quale contributo possono apportare e a non farlo da soli. A unire i loro sforzi e a interrogare proattivamente i loro interlocutori: genitori, insegnanti, istituzioni, associazioni. Li inviterei a leggere, a viaggiare, a maturare una propria opinione, a essere coraggiosi e positivi, a chiedersi cosa sanno fare realmente o cosa vorrebbero essere realmente.

Quando mi sono iscritta all’università non avevo proprio idea di molte professioni che avrei scoperto poi dopo. Ecco li invito a tenere gli occhi aperti, a chiedersi se per caso non esista la professione che li renderebbe felici, perché magari esiste…

Dopo di che: prima si capisce chi siamo e vogliamo essere e meglio è perché da lì inizierà la discesa… 🙂

Luca Calderan
Luca Calderan è un redattore e SEO con numerosi anni di esperienza in ambito editoriale. Ex collaboratore de lastampa.it ed impiegato in ambito finance dal 2007. Luca racconta da sempre la città di Torino ed i suoi cambiamenti. Ha intervistato i più famosi artisti di Torino, sia quelli famosi che i musicisti di Torino. Volontario presso TEDxTorino e GDG Google Developer Group Torino.
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