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Addio al Salone del libro: un’occasione di rilancio e visibilità

Si stanno spegnendo in questi giorni gli strascichi delle polemiche sull’addio al Salone del libro di Torino ed il conseguente spostamento a Milano.

Come per tutte le occasioni importanti bisogna aspettare che l’ultimo frammento di legna si sia consumato nel camino e che la rabbia sia sbollita prima di fare considerazioni.

Salone del libro

Anche se in questo caso più che aspettare la fine dell’inverno nel calore del focolare forse conviene più godersi l’ultima giornata di luglio con l’aiuto di un prodotto fresco di gelateria, come una granita siciliana che ormai spopola in tutta la città, disponibile nei gusti più disparati o magari un ghiacciolo realizzato con vera frutta.

Un regalo in termini di visibilità

La provocazione è forte e netta ed è un invito a calmare gli animi. Noi fonti di informazione ci siamo buttati a pesce sulla vicenda, snaturandone i contorni e riaccendendo l’eterna diatriba con i vicini meneghini, che alla fine non giova che a loro lasciandoci a pensare a cosa non ha funzionato.

Sarebbe comodo e semplice riaccendere la polemica, invitare a commentare con toni accesi o irriverenti o magari giocare la carta della facile ironia.
Ma  davvero non possiamo andare oltre questo? Io credo di sì.

Senza saperlo questi signori ci hanno fatto un regalo enorme: fatto di visibilità ed attenzione riguardo alla faccenda del Salone del libro ma anche alla città stessa.

Mai come in questi giorni il nome di Torino è rimbalzato su tutti i media ribadendo un fatto di certo non simpatico, ma che non incarna certo i mali della città.

Torino centro

Adesso però sta a noi, inteso come città, far buon uso di questo regalo per reagire con intelligenza e in modo composto facendo vedere che abbiamo imparato qualcosa dalla nostra storia cittadina. Cercherò di spiegarmi meglio.

Reagire con orgoglio ed intelligenza

Ci hanno tolto il Salone del libro? Bene, allora facciamo in modo che Torino stessa sia il nostro salone, una città di cui andare fieri e che possa diventare davvero un’opportunità.

Esposizione_Torino_1911

Qualcuno ribatterà che a Milano c’è stato l’EXPO. Beh, signori c’è stato anche qui (vedi articolo) ma non è questo il punto ed inoltre ci avviamo a festeggiare i dieci anni dalle Olimpiadi Invernali del 2006. Perciò dovremmo avere imparato la lezione riguardo i grandi eventi, che lasciano sempre un buco di bilancio enorme ma regalano al contempo visibilità momentanea.

Torino ha sfruttato inizialmente bene l’occasione, trasformandosi pian piano in una città turistica (per certi versi suo malgrado, visto l’atteggiamento di molti operatori riguardo ai turisti stranieri) ma si sta perdendo per strada e la vicenda del Salone del libro sta creando parecchi malumori.

Non perdiamo il timone perché come dicevo in apertura abbiamo un’occasione unica: ci è stato lanciato un guanto di sfida mettendo in piazza le mancanze del passato e facendoci notare l’errore.

Adesso le scelte a disposizione sono due: sfidarli sullo stesso piano e uscirne con le ossa rotte, cercando giustificazioni oppure avere il coraggio di creare qualcosa di nuovo e per una volta di imparare dai nostri errori per tornare competitivi e vincenti.

verde Mole Torino

Il vero nemico di Torino è stato per anni infatti la città stessa. L’orgoglio sabaudo e l’amore per la piccola Parigi d’Italia ci ha portati ad agire in maniera spesso sbilanciata, con conseguenti problemi per tutta la città.

Immaginare un nuovo Salone del Libro

Bene, allora io voglio lanciare la mia personale provocazione ( e siate clementi, considerate che è domenica mattina ndr): trasformiamo la città del Salone del libro in una città degna di un salone e magari di qualcosa di nuovo.

Abbiamo a disposizione un patrimonio unico ma dobbiamo avere il coraggio di rompere gli schemi e guardare le cose dal punto di vista del turista.

Chi arriva a Torino se arriva dalla Liguria arriverà probabilmente in Piazza Bengasi e non è pensabile dover aspettare tanti anni per finire la Metro.
Se invece si arriva da Milano probabilmente si arriverà in Barriera di Milano o in zona la Barca e anche qui la seconda linea diventa urgente se si vuol far sì che la città sia realmente competitiva.

Ciò che rimarrà sarà il primo contatto con la città e l’accoglienza ricevuta, perciò usciamo dalla mentalità ristretta che ha pensato per anni solo al centro e cerchiamo di pensare ad una città che possa accogliere interamente il turista e integrare nel processo anche le periferie, vero cuore di idee e di passioni della città.

SaloneParcoValentino

L’esempio del Salone dell’auto

Un bell’esempio da seguire l’abbiamo in casa, con il Salone dell’auto del Valentino.

Perché non tentare qualcosa di simile per i libri? Un evento gratuito di  incontro con autori e piccole case editrici nel verde pubblico, magari con sconti ed eventi con il Circolo dei lettori.

Volendo allargarci perché limitarci al Valentino quando abbiamo una pista ciclabile che va da San Mauro a Stupinigi?

ParcoValentino

Anche qui però bisogna intervenire sul fronte sicurezza, perché non è più ammissibile che il patrimonio di parchi sia funestato da piccola e media criminalità e che una ragazza da sola debba avere paura di recarvisi per timore di scippi o violenze.

Il recupero urbano delle aree industriali 

In ultima analisi si potrebbero considerare tutte le aree ex industriali che vengono spesso adibite a spazi per concerti e manifestazioni ma potrebbero diventare un punto di incontro tra le persone e la Cultura, iniziando a pensare ad eventi che uniscano la voglia di ballare e lo street food con iniziative culturali, come per altro è già avvenuto con i festival di luglio (vedi articolo).

Anche qui però bisognerebbe capire dove intervenire e di chi sono le responsabilità per le condizioni di certe aree (avete notato anche voi la ruggine che divora la struttura del Parco Dora?) e immaginare di raccogliere e valorizzare tutte le altre, come il Bunker, l’area di Corso Settembrini, Torino Esposizioni, le OGR o ancora volendo la Cavallerizza.

Quindi vi lascio al brunch domenicale, alla preparazione per le vacanze o anche solo al relax domenicale per un’uscita in bici con un’ultima considerazione: viviamo in una città più belle e interessanti d’Europa perciò abbandoniamo per un’attimo la nostra indole che ci spinge a lamentarci, che contagia anche chi arriva da fuori e godiamoci la città pretendendo quel che è giusto ma vivendo la città in maniera più consapevole ed orgogliosa (senza aspettare sempre che arrivi qualcuno da fuori a risvegliarci bruscamente ricordandoci quel che abbiamo perso).

Piazza castello

Torino è il vero Salone

Torino è ancora la piccola Parigi d’Italia e le fabbriche riconvertite hanno un sapore che ricorda Detroit ma deve abbandonare la grandeur e ricordarsi di essere fin dall’800 un’eterna start-up, capace di creare valore dalle idee e dalla voglia di vivere bene.

Facciamone un esempio che possa ricadere anche sul nostro atteggiamento e che ci permetta di andare oltre e anticipare ancora una volta le tendenze e tornare ad essere grandi (stavolta senza atteggiamenti da grande azienda e senza sederci sugli allori:

Quindi vi saluto e ci si vede a spasso per questo Salone di città, che chiede solo di allargare il salotto reale e inglobare tutte le meraviglie circostanti. E se qualcuno non accetta, beh..

fa nen cine

 

 

Luca Calderan
Luca Calderan è un redattore e SEO con numerosi anni di esperienza in ambito editoriale. Ex collaboratore de lastampa.it ed impiegato in ambito finance dal 2007. Luca racconta da sempre la città di Torino ed i suoi cambiamenti. Ha intervistato i più famosi artisti di Torino, sia quelli famosi che i musicisti di Torino. Volontario presso TEDxTorino e GDG Google Developer Group Torino.
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