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Antinomia, il rock della contraddizione premiato da Virgin Radio e dai Litfiba

Qualcuno dice che ormai il rock sia morto. Qualcun altro sostiene che invece non abbia mai smesso di avere un cuore e un’anima. Quello che è certo, però, è che nascono sempre nuovi talenti che non si smentiscono mai: nella loro bravura, nelle loro sonorità ci mettono la passione che, tutto sommato, è la vera anima del rock.

E’ il caso degli Antinomia, giovane formazione piemontese, che si sta facendo strada a colpi di chitarra distorta e testi che fanno indubbiamente riflettere.

Hanno già vinto un importante contest musicale promosso dai Litfiba e da Virgin Radio, il “Grande Nazione Rock Contest“, che li ha scagliati direttamente al fianco di questi big della musica italiana sul palco dello stadio Franchi di Firenze. Non è certo finita la loro carriera: stasera, 27 Settembre, presenteranno la loro seconda fatica, “Mantra“, all’Hiroshima Mon Amour in Via Carlo Bossoli 83 aspettando la release ufficiale del 3 Ottobre e per l’occasione Riccardo Rizzi, cantante e fondatore degli Antinomia, ci ha svelato un po’ di dettagli.

antinomia

Come si è formata la band? Quando le prime note hanno iniziato a prendere forma?

«La band si è formata nel febbraio del 2008 in concomitanza con il primo live nella nostra città a Cuorgnè (TO). Ho fondato il progetto Antinomia a cavallo tra l’ultimo anno di liceo e il primo di Università. L’esordio immediato live ha fornito al gruppo un’ indole battagliera e determinata fin dai primi passi.»

 

Da quanti anni collaborate assieme?

«Nella sua formazione attuale la band lavora a pieno regime da circa 2 anni. Tempo che è stato utilizzato per concludere nel migliore dei modi il tour legato al precedente e primo album “Illusioni ottiche” che ha cementato l’affinità musicale e successivamente lavorato alla composizione, agli arrangiamenti ed alla produzione del nuovo album, secondo capitolo di una trilogia dedicata all’Uomo. »

Da dove arriva il nome?

«Il nome Antinomia, derivante dal greco, è un termine giuridico filosofico che indica un particolare tipo di paradosso ed è stato scelto per simboleggiare le contraddizioni della società contemporanea nel periodo caotico e contraddittorio che la distingue. L’Antinomia è dunque l’emblema delle incompatibilità naturali ed umane. Questo nome è legato in particolar modo ai miei primi studi giurisprudenziali di cui sono rimasto affascinato in merito alla filosofia del diritto e delle sue sfaccettature. »

litfiba

A chi vi ispirate per la vostra musica? Puntate ad un rock “puro” oppure siete aperti ad eventuali collaborazioni e contaminazioni? Come definireste ora il vostro genere?

«La cosa fondamentale è sempre stata quella di non auto-etichettarci intorno ad un genere o ad una linea di influenza univoca. Sono molte le contaminazioni e la versatilità di suoni che dal 2008 in avanti hanno caratterizzato il nostro percorso. Per quanto riguarda l’Italia, il sound e la ricerca dei primi Litfiba da un lato e la poliedricità e la stretta attinenza a tematiche sociali di Adriano Celentano dall’altro, per citarne solo alcuni, sono state sicuramente fondamentali. Per quanto riguarda le influenze derivanti dall’estero, oltre ai grandi classici con Led Zeppelin e Black Sabbath, i più recenti Rammstein, Foo Fighters, Serj Tankian e soprattutto Peter Gabriel ne hanno inconsapevolmente determinato l’ossatura. Non amiamo per l’appunto le etichette e preferiamo rimanere aperti a tutte le contaminazioni che possano arricchire il nostro suono e renderlo più vario ed imprevedibile possibile. Sicuramente la radice rock è quella maestra, ma fin dall’esordio non abbiamo mai disdegnato di introdurre contaminazioni elettroniche e classiche.  In sintesi potremmo definirlo “genero libero” ! »

 

Quale novità pensate di introdurre nel panorama musicale italiano?

«In un panorama dissestato e sconnesso come quello in cui le band emergenti ed autoprodotte sono costrette a vivere come quello italiano contemporaneo, nel nostro piccolo quello che possiamo introdurre o forse più correttamente proporre è un concetto legata alla controtendenza. Ossia continuare ostinatamente nonostante i disincentivi siano tantissimi e gli ostacoli enormi a produrre musica inedita, libera e il più possibile originale per far si che possa ripartire un ciclo ed una fase nuova e rinnovata, liberata da vincoli e condizionamenti, per la musica delle nuove leve. »

TERZA PUNTATA DI "THE VOICE OF ITALY"

Avete vinto un contest molto importante, catturandovi il favore di Piero Pelù. Sarete certamente orgogliosi di questo! Quali progetti avete per l’immediato futuro?

«La vittoria del Grande Nazione Rock Contest che ci ha permesso di venire a stretto contatto con quella che forse è la band più rappresentativa del rock italiano degli ultimi 30 anni, ossia i Litfiba, è stata una di quelle situazioni indimenticabili che ancora oggi a 2 anni di distanza faccio fatica a metabolizzare. Oltre che un grande orgoglio ed una grande soddisfazione, avendo vinto il contest promosso dagli stessi Litfiba e da Virgin Radio come band emergente autoprodotta, si tratta anche di una grande iniezione di fiducia e al tempo stesso di responsabilità. La nostra intenzione è quella di proseguire con determinazione ed umiltà procedendo passo dopo passo  nel nostro percorso di crescita musicale e personale. Auto citandoci prendendo spunto da un testo del primo album, “Il tempo che verrà dirà di noi” ma l’obiettivo è sicuramente quello di lasciare un segno del nostro passaggio. »

Antinomia_e_Litfiba

“Mantra” è il secondo album, che verrà presentato il 27 all’Hiroshima. Come è stato vissuto dalla band? Quali sono le aspettative rispetto alla sua release?

«Mantra rappresenta una tappa fondamentale nel nostro processo di crescita. La volontà primaria è stata quella di utilizzare al meglio tutta l’esperienza accumulata con l’esordio e ricercare un suono ed un’ identità musicale più matura e distinta; la band ha quindi lavorato con un obiettivo chiaro ed una abnegazione totale affinché il progetto potesse operare sui suoi limiti per accrescere nel risultato complessivo il livello artistico nella sua pienezza. Le aspettative sono molteplici tra le quali, quelle legate alla curiosità di come verrà recepita questa direzione da parte dei fans e dei sostenitori e dagli addetti ai lavori. »

Qual è stata l’idea principale che è alla base di “Mantra”? Quali sensazioni vi hanno spinto a cercare determinate sonorità?

« “Mantra” nasce dalla necessità di stimolare una ricerca interiore che vada a scavare nel profondo di se stessi e a rintracciare quei valori e quelle risposte per le quali sembra non vi sia più spazio nella superficialità del mondo odierno. Per quanto riguarda la costruzione del concept dell’ album, l’idea è legata al termine nella sua concezione più ampia al significato inteso come “veicolo o strumento del pensiero o del pensare”, come “invocazione” e come “canto” diretto al raggiungimento di uno scopo. Il disco ha quindi una connotazione più introspettiva, intimista ed esistenzialista rispetto ad “Illusioni ottiche” che al contrario poneva in evidenza il punto di vista esterno degli effetti della società sull’uomo. Il Mantra serve “per attraversare il mare della mente”. Di questo “mare”  riusciamo a scorgere solo gli strati superficiali e non il profondo dove in realtà sono nascoste le cause dei nostri mali come le paure, l’ansia, l’avidità, l’odio. L’album intende lanciare un messaggio di speranza, l’urlo di una generazione annichilita che esige riscatto con rabbia e forza ma anche con lucidità e idee e netta volontà di autodeterminare il proprio percorso nonostante il cammino verso questa meta sia tutt’oggi intriso di trappole e ostacoli poste dall’uomo stesso, dai governi e dai New media attraverso i quali vengono sempre più cancellate le realtà particolari relegando l’uomo ad un’omologazione disumana ed alienante. In questo senso, figlio delle esperienze accumulate in questi due anni, l’album segna la volontà di compiere un netto passo in avanti verso la ricerca di una evoluzione del suono e nella cifra stilistica della band. La scelta dell’utilizzo di un ruolo più evidente delle tastiere e dell’elettronica si sposa con una volontà non invasiva ma efficace nella contaminazione del sound equilibrandosi in maniera naturale con la presenza di chitarre ritmiche possenti ma in questo modo non assolute permettendo così lo sfogo della sessione ritmica di basso e batteria con una potenza ed una esplosività esaltata da dinamiche costruite senza perdere di vista il ruolo della melodia, degli arrangiamenti e delle ambientazioni. »

 

Ne “Il sognatore”, pezzo tratto dall’album di cui presenterete il video in anteprima all’Hiroshima, è molto forte una tematica strettamente legata ai giovani: ne volete parlare? 

«Certo. La volontà di non arrendersi all’attuale passività ed alla omologazione imperante è il centro nevralgico del concept del brano. Quella di voler seguire i propri sogni e le proprie aspirazioni nonostante vi sia da parte del sistema una potentissima spinta a perdere ogni speranza e aspirazione sono metafore chiare di quello che si prospetta alle nuove generazioni nel panorama occidentale ed è quindi ai giovani e a noi stessi che intendiamo dedicarla . Nello stesso videoclip, girato all’interno della Metro di Torino, la band si esercita nell “’air band” ossia la tecnica di simulare il suonare uno strumento immaginando soltanto di averlo tra le mani , anch’essa metafora dell’impotenza che i giovani provano rispetto all’indisponibilità di poter prospettare e progettare un futuro, impotenza che può essere combattuta soltanto dando forza e spazio all’immaginazione, alla creatività e alla volontà di non arrendersi. Si tratta di un vero e proprio incitamento a reagire attivamente alla disillusione ostinandosi a sognare un mondo diverso da quello “reale” prestabilito esercitandosi nell’osservarlo da una diversa prospettiva, quella dei “sognatori”. Il brano è dedicato alla memoria dei “sognatori” Elio Cugliari, Roberto Asioli, Vincenzo Viano, veri ispiratori del brano e scomparsi di recente. »