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Con Annibale alla scoperta dei Taurini

I Taurini sono le popolazioni di origine celtica che abitavano in territorio torinese e nella Val di Susa prima dei Romani. Procediamo al secondo appuntamento per addentrarci nel mondo dei Taurini, attraverso le parole dell’autore Danilo Tacchino.

Sappiamo che il periodo in cui i Celti giunsero in Italia dall’attuale territorio francese proprio con la loro discesa attraverso i passi alpini tra cui quelli della valle come il Moncenisio, il Monginevro e altri colli minori, è datato dagli storici attorno al VI e IV secolo a.C.

carta storica Annibale

Per giungere alla storia, intesa come acquisizione di documentazione scritta, ci si arriva con il cosiddetto primo episodio che fa entrare di diritto nella storia il territorio piemontese:

La traversata delle Alpi da parte dell’esercito cartaginese di Annibale avvenuta nell’ottobre del 218 a. C. Inizia la seconda guerra punica, che per vent’anni interesserà e devasterà il territorio italica.

Passerà come una meteora nel territorio valsusino e torinese, in quei probabili trenta giorni, nove per passare le alpi, probabilmente dal Monginevro o dal col du Clapier (2482 mt.) a sud dell’attuale Moncenisio, passando lungo la val d’Isere e la valle dell’Arc, ed un’altra ventina per giungere al Trebbia, fiume dell’attuale piacentino, dove si svolse il primo scontro diretto con i Romani. Tito Livio, storiografo ufficiale dell’Impero romano, diede una versione che indicava il valico del Monginevro come possibile via utilizzata dal condottiero cartaginese.

Altre versioni si aggiunsero in seguito, che peroravano il passaggio del grande Generale, come quella del Col Mayt che porta per via della Valle Argentera, verso Cesana, nell’area di congiunzione tra le valli Chisone e Susa. Altre interpretazioni e ipotesi di valichi omettiamo in questa sede perché non interessano la valle di Susa.

Tutte queste tesi, originarono una grande confusione sui possibili itinerari, che ancor oggi appassionano storici, ricercatori e archeologi.

AnnibaleVarcaLeAlpi1

Ad ogni modo, la descrizione dettagliata di Livio, al di là della localizzazione del valico utilizzato, ci riferisce un viaggio che nessuno per quei tempi avrebbe potuto affrontare ed immaginare:

Il nono giorno giunsero sul valico delle Alpi, attraverso paesaggi per lo più inaccessibili e con deviazioni causate (…) da inganno delle guide(…). Si pose il campo sul valico per due giorni e vi si diede riposo alle truppe stanche del cammino e dei combattimenti(…).

Poi i soldati ridotti a dover aprirsi nella roccia una via, la sola che era possibile, poiché bisognava spaccare la pietra, vi eressero intorno ingenti cataste di legna, con alberi abbattuti e tagliati, e con favore del vento che si era levato alimentando le fiamme, vi appiccarono il fuoco, e infondendo aceto sulla pietra ardente, la resero friabile.

Apersero poi col ferro le rupi incandescenti, e resero più agevole la discesa con brevi svolte per le quali si potessero far discendere non i soli muli ma anche gli elefanti. Quattro giorni si spesero intorno alla roccia, sicchè i muli quasi morivan di fame (…). In tre giorni poi si discese al piano, che più miti si trovarono ormai tanto i luoghi quanto l’indole degli abitanti.” (Livio, XXI, 54)

La seconda guerra punica (canne della Battaglia)

Alla vigilia della romanizzazione avvenuta attorno alla seconda metà del II secolo a. C., sappiamo dagli storici che gli abitanti celto-liguri della valle erano divisi in tre gruppi (Belaci, Segovii e Segusini), nomenclati dai Romani in unica stirpe definita genericamente dei Taurini.

Difatti da un passo della sua opera geografica (IV, 6, 6,) datata attorno all’ultimo ventennio del I sec. a.C. Strabone afferma come sul versante alpino rivolto verso l’Italia, abitassero i Taurini, tribù ligure, e altri liguri, appartenenti alla cosiddetta terra di Donno o di Cozio.

L’aggiunta voluta dall’autore di una specificazione che identifica “altri liguri”, ai citati Taurini, ci porta a interpretare come una genericità poco chiara nella determinazione dei ceppi delle varie tribù che abitavano in quel tempo i territori valsusino e torinese.

Danilo Tacchino