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I Diecicento35 all’Hiroshima Mon Amour

Venerdì 9 dicembre si terrà all’Hiroshima Mon Amour il concerto dei Diecicento35 con un nuovo spettacolo musicale multimediale per presentare il loro ultimo disco Il Piano B.

L’ultima volta ci eravamo visti in piazza San Carlo quando avevate partecipato al concerto per l’anniversario del principale quotidiano cittadino. Ma veniamo alle domande di rito

1. So che sarete stufi di ripeterlo ma volete svelare ai nostri lettori cosa significa il nome Diecicento35 e cosa rappresenta per voi? Siete contenti della data all’Hiroshima?

Il nostro nome deriva dal codice di avviamento postale di Mirafiori Sud, zona in cui è nata la band nel 2009 e che è ancora l’ attuale nostro luogo di ritrovo. Dire che siamo contenti della data all’Hiroshima sarebbe semplicemente riduttivo, non stiamo più nella pelle di risalire su quel meraviglioso palco per mostrare il nostro show al pubblico.

Ne vedrete delle belle…

2. Recentemente avete partecipato al Roxy Bar di Red Ronnie e siete passati in finale e in più recentemente è stato il compleanno di Lorenzo “Lollo” Bulgarini. Un periodo pieno di emozioni

Assolutamente sì, abbiamo ricevuto la notizia poco dopo la mezzanotte, quando Lollo ha compiuto 24 anni: un gran regalo per lui e per tutti noi.
Il 18 dicembre torneremo al Roxy Bar di Bologna alla finale di Fiat Music per giocarci le nostre carte, la posta in gioco è alta e siamo molto carichi.

 

3. Carola tu sei la voce dei Diecicento35 ma so che qualche tempo fa hai dovuto scegliere tra la band e il proseguimento del tuo percorso ad Amici, scegliendo a favore della band. Ci puoi spiegare la tua scelta?

E’ stata certamente un’esperienza nuova che mi ha arricchita, ma il mondo dei talent presenta delle dinamiche particolari e bisogna scendere a determinati compromessi d’immagine, e di musica.
Non faceva molto per me. La scelta di proseguire con la band, in realtà, l’avevo pianificata da prima, avrei voluto tentare di inserirci in quella realtà, ma non è stata cosa facile. Ma non me ne pento, ho solo ricordi divertenti.

Detto questo, sono fiera di stare in questa band, di essere una parte di qualcosa che ho creato anche io e non di precostruito da altri.

4. Carola tra l’altro notavo nel nuovo lavoro una svolta “levantiana” nel cantato. Come mai questa scelta? Si tratta di un’evoluzione naturale o di una precisa scelta stilistica?

Onestamente mi hanno paragonata ad un sacco di voci note nel panorama musicale italiano, da Levante a Carmen Consoli, passando per Elisa.
Non può che far piacere essere accostate a nomi di quel calibro ma, sinceramente, non è stato nulla di pianificato.

5. Angeliki tu sei la violinista di questo progetto.
Un ruolo inusuale in una band di indie rock, però nel nuovo singolo La primaveravolta emerge chiaramente un suono di violino anche classico. Come è nata questa collaborazione? Tra l’altro è vero che il video è stato girato a casa tua?

Esatto, casa mia era l’unica, delle nostre sei, con spazi abbastanza ampi da poter ospitare un set e una troupe per un videoclip, perciò, abbiamo deciso di girarlo lì. Saranno stati poco felici i miei vicini, ma mi hanno detto che hanno apprezzato il risultato finale, quindi ci hanno ampiamente perdonati Il mio ruolo è certamente inusuale in una band del genere, ma non è l’unico caso. Basti pensare agli Afterhours o alla PFM. La collaborazione è nata per dare un tocco più particolare e dolce al sound della band, che di base è più graffiante.

 

 

6.Marco tu rappresenti secondo molti il bello del gruppo, però hai sempre giocato con questo ruolo dimostrando di saper anche suonare e comporre. Com’è il fatto di comporre con due chitarre?

È sempre un’esperienza emotivamente forte per me, ma è anche una grossa sfida. La nostra musica è fatta d’incastri sonori precisi, l’obiettivo è far uscire pezzi d’impatto in cui disciplinatamente tutto sta al suo posto, come parte di qualcosa di unico e grosso. Spesso le idee nascono dalle chitarre, ma se non ci fossero altre quattro persone, quelle idee non diventerebbero niente di concreto.

7. Marco e Lorenzo anche il sound delle chitarre è cambiato molto rispetto al rock iniziale, con più stacchi arpeggiati e ragionati. A chi vi ispirate adesso per gli arrangiamenti?

Le ispirazioni sono diverse, dai Biffy Clyro, Paramore, ai Kings of Leon, da i Ministri ai Negramaro o al cantautorato indie italiano. Ma ci piace molto il fatto che, alla fine, il brano esca fuori dai gusti e dalle ispirazioni di tutti, che si allontanano moltissimo da quelli di noi due. Ed è proprio questo il bello di essere band.

8. Jacopo e Gabriele voi siete l’ossatura ritmica del soggetto. Per voi è difficile fare da collante tra la voce e i numerosi strumenti presenti? Come vi trovate nella band?

Sinceramente, nel risultato finale ci sentiamo perfettamente a nostro agio col sound e col mood di ogni brano. Come dici tu, siamo l’ossatura della band, la base su cui viene costruito tutto il resto e, se la base non funziona, il pezzo crolla. Dobbiamo essere, per forza di cose, i più precisi e disciplinati, ma non siamo di certo macchine e nemmeno vogliamo esserlo. Adoriamo la musica in tutta la sua interezza e ci piace lavorare e collaborare in ogni arrangiamento insieme agli altri.

Ci piace suonare e divertirci e spesso, nei live, infiliamo delle piccole chicche che portano a sguardi e sorrisi  soddisfatti, ma sono cose che capiamo e percepiamo solo tra noi, è una sorta di modo per darci carica, sostenerci e prendere le nostre responsabilità con più leggerezza. Dopotutto, siamo su un palco, non in una trincea.

9. Qualche anno fa avevate stupito il pubblico torinese, e non solo, con la vostra grinta e la qualità dei primi video e dei singoli, però il concetto di band giovanile vi è sempre andato stretto. Come vi definireste oggi?

Bella domanda Luca! Che dire? pensiamo di essere una band sempre in crescita, che non smette mai di imparare e che ha ancora moltissimo da raccontare. Se siete curiosi di sentire le nostre storie, non possiamo che re-invitarvi a sentirci Venerdì 9 dicembre a Hiroshima Mon Amour!

10. Siete da sempre un gruppo affiatato e non è raro vedervi anche insieme ad eventi e questo si vede sul palco e nei video come grinta e con lo stile che vi contraddistingue. Come sono stati questi anni insieme? Avete un sogno nel cassetto?

Questi anni insieme sono stati molto costruttivi. Tra intese, discussioni, confronti, siamo cresciuti e continuiamo verso il nostro obiettivo comune -come diciamo sempre quando parliamo del nostro primo album- “ far diventare il nostro Piano B, il nostro Piano A”!

Luca Calderan
Luca Calderan è un redattore e SEO con numerosi anni di esperienza in ambito editoriale. Ex collaboratore de lastampa.it ed impiegato in ambito finance dal 2007. Luca racconta da sempre la città di Torino ed i suoi cambiamenti. Ha intervistato i più famosi artisti di Torino, sia quelli famosi che i musicisti di Torino. Volontario presso TEDxTorino e GDG Google Developer Group Torino.
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