Interviste

Pillole di comunicazione con il docente Chiara Tuoni

Pillole di comunicazione

Inauguriamo oggi con l’intervista al docente Chiara Tuoni lo spazio Job, in cui troverete di volta in volta una serie di interviste per orientarsi nel mondo nel lavoro in maniera consapevole, attraverso un’analisi dei propri skill, consigli su come affrontare un colloquio di lavoro e testimonianze dirette dei professionisti dei vari settori.

Cominciamo dalla comunicazione con l’intervista a Chiara Tuoni:

1. Idenikit: Nome, Cognome e professione

Chiara Tuoni (curatrice del blog IVasiComunicanti), Docente di Comunicazione e Immagine, Libera professionista

Chiara Tuoni - ivasicomunicanti

2. Perché la scelta di puntare sulla comunicazione?

Semplice. Oggi non esiste attività o business che si possa fare senza passare dalla comunicazione. Dagli sportelli della P.A. all’azienda c’è necessità di una cultura della comunicazione – sia interna che esterna – orientata all’utente/cliente affinché comprenda con chiarezza l’informazione/prodotto. Senza dimenticare che ormai ogni singola persona ha un potere potenziale di espressione immenso grazie al web e ai sofisticati sistemi di valutazione della customer satisfaction.
C’è poi il campo inesplorato delle start up e delle nuove imprese che rispondono alla domanda di prodotti/servizi sempre più specifici e digitalizzati: senza comunicare sé stesse e posizionarsi correttamente sul mercato non potrebbero mai spiccare il volo.

3. Cosa c’è di vero nelle innumerevoli pubblicazioni sulla comunicazione efficace?

Mmm, facciamo innanzitutto una distinzione: la comunicazione efficace viene troppo spesso confusa con la comunicazione persuasiva, e credo che nella maggior parte delle pubblicazioni ci si riferisca a quest’ultima. Per quanto riguarda la prima, invece, si può dire che l’aggettivo efficace è ridondante se si ha ben chiaro il senso stesso della parola comunicazione, che è quello di “mettere in comune”. E quando si mette in comune qualcosa, quando l’obiettivo è condividere, non possiamo non essere efficaci.

In sintesi, la manualistica può essere utile per le tecniche e le strategie di comunicazione in specifici contesti – come il lavoro o le relazioni interpersonali – a patto di tenere sempre presente l’obiettivo intrinseco della comunicazione.

comunicazione

4. Quali sono le differenze principali rispetto ai Paesi anglosassoni? Un esempio?

Ce ne sono molte. I Paesi anglosassoni, infatti, sono stati i primi a parlare di comunicazione e a renderla disciplina codificata, a standardizzarla, basta scorrere le pagine di Wikipedia sull’argomento sia in lingua inglese sia in lingua italiana per accorgersi delle differenze. Tra l’altro il lessico della comunicazione è tutto in inglese: parole come target o stakeholder non si potrebbero nemmeno tradurre. Vi sono inoltre interi settori della comunicazione anglosassone che non abbiamo ancora importato: chi fa communication design, ad esempio, non è un semplice grafico, ma un conoscitore di tutte quelle discipline, compresa la grafica, che permettono alla comunicazione di fare il proprio lavoro, raggiungendo l’obiettivo.

Qui in Italia non c’è ancora una vera e propria consapevolezza della materia, viene confusa spesso con le pubbliche relazioni o con il mondo dello spettacolo, ma soprattutto c’è la tendenza a relegarla agli ultimi posti in una scala di necessità, come fosse cosa futile e accessoria.

In questo senso è curioso andare a cercare su YouTube le pubblicità – che sono anch’esse forme di comunicazione, questa volta “di massa” – dei brand più famosi: prima quelle realizzate per l’Italia,

poi quelle per i Paesi anglosassoni.

La differenza è a dir poco sconcertante.

 

5. Quanto influisce nell’ambito di un colloquio di lavoro?

Può influire moltissimo. Pensiamoci: alla maggior parte dei colloqui di lavoro ci si presenta senza avere la minima idea di chi sarà il nostro selezionatore. Ed è vero anche il contrario: il selezionatore, infatti, ci conosce a malapena dal curriculum. Ora, immaginando di non contraddirci, non contraddirlo e attenerci alle domande che ci pone, cosa fa davvero la differenza? La persona. Ma cos’è la persona se non ciò che in un determinato contesto e in un tempo limitato riesce a esprimere di sé?

Qui entra in gioco la comunicazione interpersonale, che non è solo empatizzare con l’altro, ma riguarda soprattutto il “non verbale” – sguardi, gesti, postura, abbigliamento – e il “paraverbale” – tossire spesso, sfregarsi, gingillarsi con qualcosa.

Possiamo essere d’accordo o meno con le conclusioni perentorie cui è giunta certa manualistica in merito, perché a mio avviso tutto va sempre saputo contestualizzare correttamente, ma non possiamo non conoscerla, dal momento che anche il nostro selezionatore la conoscerà.

 

6. Cos’è un’infografica? Qualche esempio?

Un’infografica (vedere il sito infografiche.com) è un’informazione presentata in forma grafica. Ma c’è qualche precisazione da fare. Il vecchio grafico a torta di una volta, sempre che presenti un’informazione, non è necessariamente infografica, perché non è detto che “visualizzi” quell’informazione. Nell’infografica si vede, più che leggere o interpretare: l’informazione è fatta sì con grafici, ma anche con legende iconiche, studio dei colori e dei font, impaginazione comunicativa.

Gli esempi li vediamo ogni giorno su quei quotidiani o quelle riviste che negli ultimi tempi hanno subito un profondo restyling per poter ospitare questo tipo di comunicazione, in certi casi creando degli appositi spazi nei propri siti web (guardiamo ad esempio il sito del Guardian).

Dal campo dei media si è passati recentemente anche al curriculum infografico: online si trovano diversi software per realizzarlo, anche se personalizzare, parlando di creatività, è d’obbligo.

curriculum infografico

7. Parlando di CV ci sono novità negli altri Paesi?

Una su tutte: lo storytelling CV. Nei Paesi anglosassoni si tengono corsi accademici e si fondano gruppi sull’argomento. È un modo per raccontare la propria esperienza professionale come fosse una storia. Non credo che arrivi anche da noi: un po’ perché differenziarsi in Italia non è ritenuto un merito, ma anche perché in un Paese di poeti il rischio rima è sempre in agguato! Scherzo, ma non dimentichiamo mai che la nostra lingua è nata da un’unificazione letteraria, non politica, e scrivere con tale base linguistica, padroneggiarla, non è da tutti.

Comunque, più che le novità, negli altri Paesi bisogna tenere d’occhio gli standard: certe guide a cura del governo britannico su come redigere un CV sono essenziali per chi vuole aggiornarsi o ha scelto – magari senza avere alternative – il mondo come luogo di lavoro.

 

8. Andando a ruota libera quali consigli ti sentiresti di dare a un ragazzo che voglia approcciarsi al mondo della comunicazione?

1. Scegliere il più possibile un settore specifico nel mare della comunicazione e seguire i migliori corsi sull’argomento. Non importa spendere tanto: bisogna cercare la veridicità del corso, meglio i buoni insegnanti che i famosi. Se, al contrario, si tiene al prestigio, esistono anche corsi online a cura di università americane.

2. Cercare di “andare a bottega” per il proprio settore, possibilmente all’estero, dove oggi a un ragazzo viene data maggiore considerazione e responsabilità decisionale. Volendo tornare in Italia sarà più facile presentarsi come attendibili a quelle realtà che mostrano un minimo interesse nei confronti della comunicazione.

 

 

Luca Calderan
Luca Calderan è un redattore e SEO con numerosi anni di esperienza in ambito editoriale. Ex collaboratore de lastampa.it ed impiegato in ambito finance dal 2007. Luca racconta da sempre la città di Torino ed i suoi cambiamenti. Ha intervistato i più famosi artisti di Torino, sia quelli famosi che i musicisti di Torino. Volontario presso TEDxTorino e GDG Google Developer Group Torino.
https://it.linkedin.com/in/luca-calderan-8a777657