Interviste

Pillole di Risk Management con Franco Oboni

Benvenuti al secondo appuntamento con la sezione Job, dove esperti dei vari settori scelgono di condividere la propria esperienza per aiutare i giovani a capire le caratteristiche dei vari settori per potersi orientare nella scelta di una professione, implementando i propri skill ed avendo una visione più chiara riguardo gli andamenti e le tendenze del mercato.

A tal proposito oggi parliamo di Risk Management con Franco Oboni, CEO di Riskope (Vancouver, Canada) che ci ha concesso un’intervista durante una sua visita a Torino.

franco_oboni

           1.   Identikit: Nome, Cognome, Professione, Passioni?

Franco Oboni, Ph.D., CEO di Riskope www.riskope.com Risk Management Advisor, Consulente, Coach, Valutazione di decisioni. La chitarra (blues, jazz, rock), lo sci (fuori pista, se possibile in foresta), la cucina (una fusione nata da 40 anni di vita “nomade” tra Europa, le Americhe, l’Asia)…e non dimentichiamoci il mio lavoro che é una passione!

 

           2.   Risk Management: definizione ed ambiti

Il Risk Management quale lo pratichiamo in Riskope é un approccio scientifico e razionale, basato su metodologie sviluppate in oltre vent’anni di assiduo lavoro,che permette ai nostri clienti di Ottimizzare le risorse dell’impresa, tutte le risorse, anche quelle “nascoste”, calibrare il funzionamento di tutte le sue parti, andare con serenità dove gli altri sono intimoriti e quindi operare scelte vincenti.

 

           3.   Che cos’è il rischio? Differisce dalla calamità? Facciamo un po’ di chiarezza

Tecnicamente il rischio é il prodotto di un pericolo (per esempio che il lampadario sopra la sua testa cada, quindi definito dalla probabilità di accadimento ed il “peso” del lampadario) e delle conseguenze indotte (quanto vale la sua testa? La sedia sulla quale é seduto, la pulizia del pavimento, etc.). Una calamità é un rischio “concretizzatosi” (ma può essere anche potenziale, quindi non ancora avvenuto) catastrofico che genera conseguenze molto significative. Le calamità sono quindi un sotto-insieme dei rischi.
Noti che esistono dei pericoli apparentemente minori che possono generare enormi conseguenze, talvolta per effetto domino, e che quindi non c’é modo di prendere scorciatoie in questo campo…o si é seri e si effettuano studi razionali, o si finisce per coprirsi di ridicolo, prima o poi.

 

           4.    In un momento come questo in cui molte persone si definiscono risk manager quali sono i criteri per distinguere i professionisti?Ci sono delle regole da tenere presenti?

Lei tocca un tasto delicato, perché in effetti, in particolare con la crisi, si vedono numerosi tentativi di “sviluppo di carriera creativo” un po’ dappertutto. Pensi che una parte del nostro lavoro é oggi costituita dall’esame critico di studi pagati da clienti a persone senza scrupoli che si avverano essere inconclusivi, fuorvianti. In generale un’intervista di pochi minuti basta a “sgominare” queste persone. Le consiglio di scaricare gratuitamente dal nostro sito della documentazione come il file “Riskope 20 rules for good Risk Assessments”, od il glossario e vedere se il vostro interlocutore utilizza i termini tecnici corretti, sa di che cosa parla.

FrancoBono (10) 3.54.22 PM

            5.   In particolare un giovane che voglia avvicinarsi a questo mondo e diventare un professionista quale percorso dovrebbe fare?

Ancora un paio di anni fa Riskope fece un’inchiesta internazionale che rivelò che non esistevano curriculum universitari completi nella materia, che MBA, politecnici etc. non avevano corsi in questo campo, a parte qualche sporadico caso di “financial risk” in certe scuole di MBA. Il cammino da seguire é quindi tortuoso…dopo la laurea, cercare lavoro nel campo e cambiare spesso “specialità” nell’ambito del risk management per non ritrovarsi ad essere “con un solo punto di vista”. Per essere un buon risk assessor o risk manager bisogna avere e coltivare perennemente una vasta cultura industriale e sociale.

 

            6.    Ho visto che ha realizzato anche alcuni filmati per spiegare i punti chiave del Risk Management. Potrebbe tradurre alcuni punti per i nostri lettori?

I punti chiave degli ultimi 3-4 anni (eh si…le cose cambiano in fretta) sono per esempio:

a) industrie e governi devono smetterla di sviare l’opinione pubblica con studi di rischio mal fatti…la punizione é terribile e troppo costosa: proteste, boicottaggi, rifiuto di qualsiasi nuovo progetto “a pelle”.

b) Le conseguenze sociali ed indirette degli scenari potenziali devono essere studiate e valutate fino in fondo, le soluzioni supersemplificate e pressapochiste dei decenni passati non passano più con il pubblico.

c) per le aziende, bisogna sviluppare una visione centrata sul cliente, quindi valutare i rischi non solo dal punto di vista corporativo, ma anche da quello delle utenze (la customer experience deve essere collegata ad una visione a 360 gradi dei rischi aziendali).

 

            7.   In un intervento sul blog di Riskope parlava della prevenzione del rischio al tempo degli antichi romani. Potrebbe spiegarci meglio? Pensa che sia cambiato qualcosa da allora?

Tutto e niente! Oggi viviamo in democrazie, tutti hanno la possibilità di esprimere i propri punti di vista: se aziende e governi non comunicano correttamente i rischi già presenti o futuri, non riescono ad ottenere quello che in Inglese chiamiamo la “social license to operate”, ciò che può avere conseguenze catastrofiche. All’epoca dei Romani, i budget non erano determinanti…se l’imperatore decideva di investire in opere “faraoniche” (più o meno giustificabili) nessuno (o quasi) si azzardava a dissentire. All’epoca dei Romani l’imperatore decideva, c’erano gli schiavi….preferisco oggi!

 

             8.  A suo parere come viene affrontata la gestione del rischio in Italia rispetto al resto del mondo?

Non voglio cadere in stereotipi, ma aihmé l’Italia, in genere é molto indietro in questo campo. Parlo spesso con dei manager che mi dicono che loro lavorano con l’istinto (ma che bravi!), che le mitigazioni costano troppo, che tanto loro hanno sempre fatto così e tutto è andato bene. E poi, un bel giorno, le cose non vanno più così bene, c’é la recessione (sempre colpa di qualcun’altro), magari c’é un incidente (anche quello, proprio era imprevedibile…), le conseguenze sono disastrose (ma chi se lo poteva immaginare….), ed il patrimonio industriale, culturale Italiano si sgretola, va letteralmente in fumo sotto i loro occhi senza che essi decidano di guardare, vedere, capire. Peccato, si potrebbe fare molto meglio. Numerosi studi hanno dimostrato che aziende preparate “reggono” meglio, sopravvivono e vincono.

 

 

             9.  Uno degli ultimi interventi sul blog di Riskope è dedicato alla gestione delle crisi nella società moderna. Qualche consiglio in merito per i non addetti ai lavori?

Le crisi sono “un’emanazione” di pericoli e rischi…si parte in crisi per un incidente alle volte minore, ma che crea un forte impatto emotivo sul pubblco, sui clienti. Un caso famoso che successe a Vancouver: una catena di negozi alimentari scoprì che un suo impiegato a diretto contatto con alimenti “sfusi” era colpito da una grave e pericolosa infezione. L’impatto emotivo poteva essere catastrofico. L’azienda decise di “dichiarare” il problema, offri supporto telefonico 24/7/7 ai suoi clienti, operò un recall, offrì persino visite mediche “preventive” ai clienti che lo desideravano. Il risultato? Non solo l’azienda la sua clientela vissero felici, come nelle fiabe, ma l’azienda continuò a prosperare. Una crisi ben gestita può portare i suoi frutti. Non provate a ripetere questa esperienza per fare un esperimento….

 

             10.  Un’ultima domanda. Ho visto che sul Vostro sito si parla del metodo ORE? Di cosa si tratta? Qualche esempio pratico di applicazione? 

Qualche esempio? Quanto tempo ha? Scherzi a parte: ferrovie (migliaia di kilometri), produzione e distribuzione di energia, miniere, pipelines, infrastrutture critiche, automotive, cioccolatai, centri medici, moda, telecomunicazioni. Interveniamo spesso, oggi, a livello degli studi di prefattibilità. ORE (Optimum Risk Estimates) é la metodologia standard che abbiamo sviluppato ed applichiamo nei nostri studi, nel mondo intero, per fornire ai nostri clienti un quadro chiaro e facilmente assimilabe di sistemi complessi. ORE é scalabile, vale a dire che é applicabile ad aziende PME come ai colossi della Global1000 (abbiamo dieci clienti che sono nei primi 200 della lista), ed ha la particolarità di poter accompagnare il cliente dalle analisi di pre-fattibilità fino alla conclusione dei suoi progetti. ORE include la presa in conto degli aspetti corporativi e sociali, clientela compresa in un quadro olistico.

 

Luca Calderan
Luca Calderan è un redattore e SEO con numerosi anni di esperienza in ambito editoriale. Ex collaboratore de lastampa.it ed impiegato in ambito finance dal 2007. Luca racconta da sempre la città di Torino ed i suoi cambiamenti. Ha intervistato i più famosi artisti di Torino, sia quelli famosi che i musicisti di Torino. Volontario presso TEDxTorino e GDG Google Developer Group Torino.
https://it.linkedin.com/in/luca-calderan-8a777657

One thought on “Pillole di Risk Management con Franco Oboni

Comments are closed.