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Torino tra deflazione e ripresa

Un’Ansa del 13 luglio riporta che Torino è la seconda tra le grandi città d’Italia ad essere in deflazione, dietro soltanto a Milano. La reazione tipica di solito è quella indispettita, per il fatto di trovarsi secondi rispetto a Milano ma, ironia a parte, cerchiamo di capire un po’ meglio.

Questa breve informativa dell’Ansa ci dà due informazioni: Torino è percepita in Italia come una grande città e in secondo luogo il livello dei prezzi in città dovrebbe essere in flessione, attestandosi a -0,9.

Questa però non vuole essere una riflessione tecnica dedicata agli economisti e agli addetti del settore ma uno spunto di riflessione per cercare di ridefinire un po’ l’identità della città e ritrovare un po’ di serenità e magari qualche nuovo spunto per trovare un po’ di benessere personale, se possibile.

Partiamo dal primo punto:Torino è una grande città. Questo è da sempre un moto d’orgoglio, ma vi è una ritrosia generale nell’ammetterlo, quasi come se ci si vergognasse ad ammetterlo davvero.

Mole sole

Torino è una città bellissima. Come spaziosità supera, io penso, tutto ciò che è stato immaginato prima.
(Mark Twain)

Anzi, molti potrebbero iniziare a dire che Torino era una grande città mentre adesso le cose non vanno bene perché ci sono i mille problemi che abbiamo tutti sotto gli occhi tutti i giorni, come la disoccupazione, il degrado delle periferie, la crisi economica, ecc.

Ma in realtà come ci vedono dall’estero?

Elegante, perbene. Dietro quella facciata austera c’è una prorompente vitalità, un cuore pulsante creativo e frizzante che ne fa una città unica e diversa dal resto d’Italia.”

(Wall Street Journal)

Abbracciata da un orizzonte alpino, che sembra un ibrido tra Parigi e New York.”

(Financial Times)

Il mio timido tentativo vuole essere quello di proporre un punto di vista differente: Torino è una grande città per via delle persone che la compongono.

Una città che ha saputo creare grandi aziende e dare il vita a quasi tutto ciò che esiste oggi in Italia, ma che spesso si è adagiata nel binomio di città industriale e grigia associata ad un’unica grande azienda automobilistica.
Ma in realtà cosa diceva l’avvocato Gianni Agnelli al riguardo?

 

In realtà se andiamo a vedere le grandi aziende a cavallo tra ‘800 e ‘900 sono nate qui e forse sarebbe il caso di interrogarsi sul perché abbiano poi scelto di spostarsi altrove, come ripetendo ciò che era successo per il ruolo di capitale d’Italia.

Ma come detto questo non vuol essere un articolo di denuncia di problema ma un tentativo di interrogarci su chi siamo. Steve Jobs nel celebre discorso di Stanford citava il motto Stay hungry, stay foolish.

Per la seconda parte, il fatto di pensare fuori dagli schemi Torino è sempre stata all’avanguardia, creando progetti e prodotti capaci di andare incontro alle richieste del mercato ma la prima parte che potrebbe aiutarci oggi.

Città della fantasticheria, per la sua aristocratica compiutezza composta di elementi nuovi e antichi; città della regola, per l’assenza assoluta di stonature nel materiale e nello spirituale; città della passione, per la sua benevola propizietà agli ozi; città dell’ironia, per il suo buon gusto nella vita.”

(Cesare Pavese)

Torino centro

Stay hungry, ovvero siate affamati. Affamati di idee, di opportunità ma oggi più che mai affamati in senso reale. Il fatto di dover ripartire da zero, di doversi interrogare su chi siamo e cosa sappiamo fare deve diventare per tutti un moto di reazione e una spinta in più.

Per anni le università ci hanno illuso di doverci preparare ad una carriera rampante da yuppies anni ’80 ma la realtà è che ciò che serve più che mai oggi è la capacità di adattarsi, mettendo da parte titoli a ambizioni e spostare l’orizzonte temporale.

Per troppo tempo infatti siamo stati abituati a spingerci con la mente in avanti, inseguendo un futuro che non si è avverato, con una realtà che ci è crollata addosso. Bene, adesso allora è tempo di rimboccarsi le maniche e vivere pienamente e consapevolmente nel presente, imparando a godere delle piccole cose e cercando di costruire qualcosa che possa avere un valore importante per noi e per chi arriverà dopo.

Torino non è un luogo che si abbandona.”
(Friedrich Nietzsche)

Un altro problema della città è stato il fatto di dimenticarsi del ceto medio, delle persone che rappresentano la stragrande maggioranza della città, il che ha portato alla chiusura di negozi storici e alla predominanza di grandi catene, anche nel centro storico.

Ma anche qui voglio cercare di vedere il lato positivo. Queste persone sono state capaci di capire che le persone vogliono prodotti di qualità a prezzo contenuto ed hanno saputo mettere in atto joint venture con marchi di lusso per proporre vestiti e prodotti che tutti potessero comprare ma con la garanzia del marchio o della firma importante.

Questo ci fa riflettere su un altro tema importante, e scusate in anticipo per il tono polemico. In troppi ambiti, dalla musica alle attività culturali fino agli ambiti produttivi si tende ad applicare il metodo delle piccole imprese. Ognuno cerca di far da sé, salvo poi lamentarsi quando si perdono le opportunità o quando arriva qualcuno che, facendo squadra, riesce a superare i problemi e ad arrivare a risultati, talvolta anche importanti.

Torino ha un’anima complessa. Torino città operaia. Torino città della Fiat. Torino con la tradizione di città capitale. Torino città italiana, anzi romana, ma anche città alpina, che guarda alla Francia e all’Europa. Torino di Gobetti, di Einaudi, di Bobbio, di Gramsci e dell’«Ordine nuovo», Torino comunista e Torino liberale.

Torino col suo carattere, la sua sobrietà, la sua serietà, che non si apre e non si dà tanto facilmente, ma che ti accetta quando si convince che impersoni i suoi stessi valori: l’impegno nel lavoro, una forte cultura civica, un senso del dovere che ti compete, per la parte che hai nella vita della città.”

(Arrigo Levi)

 

Torino di sera

Un altro punto rappresenta la nostra identità di torinesi, questo nostro modo di fare un po’ strano da capire per chi arriva da fuori. Quasi nessuno infatti si dichiara piemontese, ma per fortuna ci unisce un amore viscerale per la città ed i suoi simboli. Basta infatti una foto della Mole Anonelliana, del centro storico o della collina illuminata al tramonto per far sì che ognuno ritrovi questo senso di appartenenza e di affetto che non viene dichiarato a parole ma che ci unisce un po’ tutti.

Perciò un ultimo consiglio è quello di essere un po’ più consapevoli di questo legame che ci lega tutti e cercare di volere un po’ più bene a questa città, ed indirettamente a noi stessi, sapendo che tra cinque minuti torneremo a lamentarci per i problemi della quotidianità ma con qualcosa in più: siamo parte di qualcosa di più grande, una città che è stata grande e che scalpita per tornare ad esserlo un passo alla volta.

Anche perché:

Torino non è solo l’antica capitale storicamente in polemica con la Roma dei papi e neppure solo il più grande centro produttivo delle nostre industrie. Torino è la città di don Bosco, del Cottolengo, di san Giuseppe Cafasso, di Pier Giorgio Frassati.”

(Giulio Andreotti)

 

Luca Calderan

Luca Calderan
Luca Calderan è un redattore e SEO con numerosi anni di esperienza in ambito editoriale. Ex collaboratore de lastampa.it ed impiegato in ambito finance dal 2007. Luca racconta da sempre la città di Torino ed i suoi cambiamenti. Ha intervistato i più famosi artisti di Torino, sia quelli famosi che i musicisti di Torino. Volontario presso TEDxTorino e GDG Google Developer Group Torino.
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